Firenze e l’eredità culturale del patrimonio religioso – 1° incontro

Obiettivo generale dell’incontro presso il compesso di Santa Croce ilo 15 dicembre 2017 è stato  l’approfondimento e la diffusione di piani e metodologie che dovranno contribuire a perfezionare pratiche di gestione adottate dalle istituzioni coinvolte. Questi temi saranno sintetizzati nella redazione di un documento conclusivo volto a integrare e a mettere in risalto le particolarità del patrimonio di interesse culturale religioso per la futura revisione del Piano di Gestione del Centro Storico di Firenze, quale best practiceda mettere a confronto anche per altre realtà sia nazionali che internazionali.

 

IL PATRIMONIO DI INTERESSE RELIGIOSO PER L’ECCEZIONALE VALORE UNIVERSALE DI FIRENZE

Nell’occasione dei XXXV anniversario dell’inserimento del Centro Storico di Firenze nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO è parso opportuna una riflessione particolare sul patrimonio di interesse religioso presente al suo interno e sulla sua relazione con la gestione stessa del sito UNESCO.

Obiettivo centrale del Piano di Gestione (PdG) è il mantenimento dell’Eccezionale Valore Universale che ha permesso al sito di entrare nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO: l’Eccezionale Valore Universale viene identificato e codificato attraverso una serie di criteri che vengono enunciati in dettaglio andando a costituire l’identità specifica del sito stesso e quindi del suo valore nell’ottica della Convenzione del Patrimonio Culturale e Naturale del 1972. Scorrendo i criteri per il Centro Storico di Firenze appare con evidenza l’elenco vastissimo di palazzi, chiese, musei e monumenti; tra questi, numerosissimi sono i complessi monumentali con singoli compendi legati al patrimonio culturale di interesse religioso. Risulta evidente l’esigenza di approfondire quanto questo patrimonio sia o possa essere fondamentale per una lettura e una interpretazione non superficiale del valore eccezionale del Centro Storico di Firenze, aprendo un fronte interculturale legato alla dimensione immateriale propria del patrimonio di interesse religioso. Viene dunque naturale coinvolgere chi è chiamato a gestire questo patrimonio di interesse religioso per comprendere meglio qual è la situazione di questa realtà e quali azioni di conservazione e manutenzione, quali forme di gestione e valorizzazione (nella sua accezione più ampia) siano state intraprese nel tempo e come possano interagire e rafforzare o, per altro verso, indebolire il valore eccezionale universale del sito Centro Storico di Firenze.

Massima ambizione di questo incontro è stabilire connessioni non effimere con e tra i vari soggetti coinvolti e individuare strategie a breve, medio e lungo termine di sviluppo sostenibile per il patrimonio di interesse religioso della nostra città, strategie che dovranno essere declinate all’interno del PdG.

 

LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO DI INTERESSE RELIGIOSO PER UNA DIPLOMAZIA CULTURALE INTERNAZIONALE

La storia da sempre insegna che le innumerevoli culture sono caratterizzate da differenti stili e metodi di vita, da diversificati sistemi valoriali e tradizioni antropologiche, nonché da eterogenei metodi di protezione e valorizzazione del patrimonio culturale religioso. Questa molteplice varietà di paradigmi culturali pone le basi per istituire un dialogo di conoscenza reciproca su quelle che sono le politiche ed i valori, non stereotipati, su cui è necessario elaborare delle collegiali riflessioni, in relazione anche ai cambiamenti sociali e culturali delle diverse epoche storiche. Alcuni di questi sono punti già annunciati nel 2010 in occasione dell’anno internazionale delle Nazioni Unite per il riavvicinamento delle culture, tematiche che a loro volta si ricollegano agli argomenti affrontati in sede ICCROM nel 2003, in occasione del Forum internazionale sulla conservazione del patrimonio religioso vivente e, in ambito più locale, in un incontro per il coordinamento delle chiese storiche di Firenze svoltosi nello stesso anno e dal quale è fondamentale ripartire come dato acquisito.

La domanda, elaborata nel 2003 era: “in che modo il patrimonio religioso vivente potrebbe differire dal patrimonio culturale in generale?” In quell’occasione i contributi pervenuti da differenti paesi, e quindi da diversificati ambiti culturali, hanno dimostrato che non sempre ci si è trovati concordi nell’individuare delle differenze tra patrimonio religioso e patrimonio culturale, ma piuttosto delle congruenze e delle complicità, tanto che oggi parliamo di patrimonio culturale religioso. Queste importanti esperienze finalizzate a valorizzare la piena consapevolezza ed il rispetto delle differenti culture (Convenzione UNESCO 2005) ci consentono di poter avanzare delle proposte in merito alla necessità di riflettere su quel rapporto che da sempre viene ad instaurarsi, nell’ambito delle considerazioni connesse al patrimonio, sia in relazione ai suoi diversificati valori nonché ai significati in esso custoditi. Elaborare un percorso di conoscenza sul patrimonio culturale religioso significa, oggi più che mai, porre al centro l’uomo, la sua creatività, gli innumerevoli sincretismi che generano questo patrimonio, la relazione inscindibile tra tangibilità ed intangibilità nonché la consapevolezza che non è possibile distinguere un patrimonio religioso da un patrimonio culturale visto nella sua accezione generale.

In un mondo in cui i dialoghi e gli incontri tra differenti culture sono certamente quotidiani ma non sempre consapevoli, risulta fondamentale comprendere che la natura intrinseca del patrimonio culturale religioso, nonché sacro, deve avere l’opportunità di mettere a confronto le differenti autenticità, i diversi significati della spiritualità, nonché di saper condividere le conoscenze e, sulla base di queste, poter costruire il mondo sul rispetto reciproco, sulla inclusività e sul dialogo tra le comunità. L’interculturalità propria del patrimonio culturale religioso intende così chiamare a raccolta tutti i saperi ad esso collegati e mettere in dialogo la teologia, con le sue molteplici discipline, le scienze dell’arte e dell’architettura, del territorio e dell’ambiente nonché dell’economia e dei tanti aspetti culturali che intervengono nei singoli contesti comunitari. Inoltre, nel continuo evolversi della nostra realtà questo ricco patrimonio culturale religioso svolge un importante ruolo di «diplomazia culturale» in cui la centralità dell’individuo e del suo operato è fondamentale.

Queste premesse sono importanti per cercare di definire insieme un percorso di conoscenza e di valorizzazione del patrimonio culturale religioso che sia anche sostenibile rispetto ai problemi di conservazione, riconversione funzionale e gestione così come dimostrano i numerosi complessi monumentali che caratterizzano le città di tutto il mondo. Un’attenzione particolare, in occasione dell’incontro di Firenze, è rivolta anche al patrimonio di interesse religioso che caratterizza sia i centri storici quanto i paesaggi Patrimonio Mondiale UNESCO.

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